Rispetto alle altre specie animali, l’essere umano viene spesso considerato meno istintivo e più razionale nel prendere decisioni. Ma è davvero sempre così?
In realtà il nostro cervello è solito utilizzare delle scorciatoie mentali – legate ai così detti “bias” - per prendere decisioni più rapidamente, soprattutto quando le informazioni sono scarse o non si ha abbastanza tempo a disposizione.
Capire in che modo funzionano questi processi può aiutarci a prendere decisioni più razionali nella vita di tutti i giorni, ma anche a sfruttarle a nostro vantaggio in contesti come quello del commercio al dettaglio, per incrementare i KPI di vendita come lo scontrino medio.
Vediamo di capire meglio che cos’è un bias cognitivo, quali sono quelli più comuni e come funzionano.
Come anticipato nell’introduzione, il termine inglese bias indica una “distorsione cognitiva”.
È come se la nostra mente creasse una realtà alternativa e soggettiva, differente rispetto a quella oggettiva, quando le informazioni a nostra disposizione sono troppe, o incomplete, o contraddittorie tra di loro.
In questi casi il nostro cervello seleziona quelle che confermano quanto già conosciamo, semplificando la scelta ma allo stesso tempo attribuendogli un valore eccessivo o errato. In questo senso i bias sono dei pregiudizi, perché filtrano le informazioni impedendoci un’analisi totalmente razionale.
Chiarito meglio il processo mentale alla base dei bias, vediamo insieme quali sono quelli più comuni, come funzionano e come spesso vengono sfruttati in ambito commerciale per farci prendere decisioni che altrimenti non avremmo preso.
Quando prendiamo una decisione, i bias di conferma ci faranno a notare solo le informazioni che confermano un’idea che abbiamo già in testa, piuttosto che quelle che la contraddicono.
Si verifica quando il primo prezzo che vediamo influenza la nostra percezione, creando un’”ancora” mentale a quelli successivi.
È anche detto “framing”, non è distante dal bias di ancoraggio ma si riferisce a come un’informazione viene “inquadrata” in un contesto più ampio.
La prima impressione è quella che conta? Spesso è proprio così, soprattutto quando ci rimane impressa come fosse un alone, influenzando la percezione positiva anche sul resto dell’esperienza.
Secondo l’economista Richard Thaler, tutti noi siamo orientati a suddividere le spese in conti mentali differenziati, ognuno con un suo "tetto".
Ad esempio uno per gli imprevisti, uno per lo svago, uno per le spese urgenti e così via. Spostare la percezione mentale su uno o sull’altro “portafoglio” ci porta a spendere quei soldi in modo più o meno disinvolto.
Abbiamo quindi visto come i bias cognitivi possano incidere anche in modo sostanziale sulla nostra percezione, portandoci a fare delle scelte di acquisto apparentemente illogiche. Sfruttare questi meccanismi mentali può – così come i principi di persuasione – portarci a incrementare le vendite, o il loro valore, facendo leva su alcune distorsioni cognitive.
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